foglio informativo volanteventu, forti ventu, portimi supra a nuggià di Spartiventu |
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lunedì, 12 giugno 06 11:48
Vento sulle rovineVorrei impostare solo due ragionamenti, dopo di che l'unico vento che tornerà a tirare sarà quello in via Spartivento. Ma le correnti mentali non arrestiamole, no. Queste fresche ventate, questi nuovi pensieri, ci lasceranno le sacchette vacanti, ma il cervello pieno di idee. Il giorno che una di esse frutterà saremo ricchi. E di questa ricchezza dovremo ringraziare solo noi stessi, non sarà l'elemosina di qualcuno. Puntiamo sull'intelligenza, non sulla scaltrezza. Primo ragionamento. Abbiamo creato un bel clima acceso, ognuno ci ha messo del suo... Manifesti strappati, strappo io, strappi tu. Manifesti appiccicati, appiccico io, appiccichi tu. Cuffaro mafioso, Borsellino bottana, e poi?... Dico, abbiamo riflettuto sui problemi? Ci abbiamo provato a capirne di più? Al di là dei fervori, ci abbiamo tentato? Perché noi siciliani spesso siamo così, come il fuoco: ci accendiamo, quattro fiammate, e poi non rimane altro che la cenere... Sullo Spartiventu ci abbiamo provato. A ragionare, dico. Non calcolare, 40, 50, 100, 200, io piglio questo poi mi danno quello... Perché sì, noi siciliani spesso siamo così: non conosciamo mezze misure. O svampiamo e perdiamo la testa, o siamo dei furbi calcolatori. Secondo ragionamento. Se non mi faccio furbo, me ne vado. O provo a rimanere nelle difficoltà. Qua nello stesso Spartiventu non si sa come procedere. La vita personale di ognuno inciderà, sono scelte di vita. Dispiacerebbe separarsi dal paese e dalla nostra gente. Pure dall'ombroso ma tanto loquace (almeno ai comizi) prof. Pippo Salvo. Nutro una sincera simpatia per lui, se abbiamo scritto "classica esibizione" non se la prenda, se può sembrare offensivo può anche significare che è nota e di rilievo. Che sarebbe capace di parlare di niente per ore con convinzione e veemenza. Mentre si possono anche sostenere cose giuste ma senza saper incidere. Sa intrattenere, il prof. Salvo, e ha dei suoi ideali. Noi magari ne abbiamo altri, e non siamo uomini di partito. Comunque non ancoriamoci alle ideologie. Certo, viviamo un grande paradosso, se leggete il pezzo dal titolo Anomalia Siciliana capirete il perché. Lo statalismo. Va beh, questa era una battuta. Sparo l'ultima e chiudiamo. Magari Cuffaro alla fine lo assolvono... Anche Andreotti l'hanno assolto. E sapete perché?... Basta leggere le motivazioni della sentenza. Non si sono riscontrati reati penalmente sanzionabili, i suoi rapporti accertati coi boss mafiosi risalgono solo alla fine degli anni settanta. Prescrizione. Se c'era qualcosa da punire non è più punibile per il tempo che è passato. Stiamo attenti e non pigliamo sempre per buono quello che ci dicono: ci possono sempre raccontare mezza verità e nascondere l'altra mezza. Forse però ci siamo abituati, pure noi spesso abbiamo una verità ufficiale ed un'altra ufficiosa nascosta nell'ombra. Dicevo, andare o partire? Sì, ci spiacerebbe lasciare È da qui che nascono le considerazioni sulle sculture, dalla pietra. Mi auguro che le nostre teste non rimangano immobili e decadenti come diroccate case abbandonate, ma che il vento le scoperchi e gli faccia volare tegole e assi e gli sbatta porte e finestre. E che un giorno folate come quelle di via Spartivento ci aprano la mente e spazzino via la furbizia, la vera nostra rovina. Allora sì, potremo ricostruire qualcosa. Giuseppe Buemi lunedì, 12 giugno 06 11:43
La stanchezza e la speranzaLa stanchezza dei siciliani, la stanchezza nei confronti di un sistema politico rugginoso e per nulla produttivo, non è bastata a far vincere Rita Borsellino e a dare una svolta! Ha vinto la stanchezza tipica, ha vinto la voglia di mantenere tutto come prima. Meglio un male conosciuto che un miglioramento sconosciuto, un cambiamento a cui si deve partecipare, magari con fatica. Siamo gente abitudinaria e indolente. Ha perso la stanchezza che porta a scrollarsi via di dosso il vecchio, ha vinto la stanchezza che ci fa andare avanti per inerzia. Siamo senza speranza. Ma non perché non ci sia possibilità di speranza, ma perché alla speranza abbiamo rinunciato! Per comodo, per paura. RITA ABBANDONATA: la stanchezza. Dai partiti del centrosinistra, da quelli "grossi" (DS e Margherita), la Borsellino in questa campagna elettorale è stata lasciata sola. Se c'è stato un impegno di facciata, dovuto a un candidato tanto ingombrante, in realtà i partiti hanno attuato una tattica molto "alla siciliana": "vediamo che succede!". Ma l'importanza della candidatura della Borsellino avrebbe meritato più impegno da parte dei politici dell'Unione; se non altro perché Rita Borsellino aveva realmente le carte in regola per vincere e imporsi come portatrice di cambiamento nella politica e nella società siciliana. La domanda che ci facciamo è "Quanto in realtà i politici di centrosinistra in Sicilia vogliono cambiare la situazione, proporsi come reale alternativa al sistema politico esistente?". A volte ci viene il sospetto che gli uomini forti dei partiti dell'Unione in Sicilia si accontentino di mantenere lo stato delle cose. Uno stato delle cose in cui comunque hanno la loro fetta di potere, i loro eletti all'Assemblea Regionale, in un equilibrio che però nuoce allo sviluppo della regione. Non a caso il nome di Rita Borsellino come candidata alla Presidenza non era stato sostenuto da DS e Margherita, fino al giorno delle Primarie del 4 dicembre, in cui è stato imposto dalla volontà popolare. SOCIETA' CIVILE: la speranza. Il grande sostegno a Rita Borsellino, in tutto il suo cammino verso le elezioni del 28 maggio, è stato dato dalla gente comune (gente come noi), ragazzi, studenti, siciliani di buona volontà stanchi della politica del privilegio, volontari delle associazioni, militanti politici delusi dalla logica dei partiti. Partecipazione, informazione, impegno civile hanno segnato la Campagna elettorale voluta dalla Borsellino. Una campagna elettorale che coinvolgesse il cittadino e lo avvicinasse alla Politica con la p maiuscola, alla cura degli affari della collettività. L'abbiamo già detto, questo è un modo di fare politica che noi non conosciamo, abituati come siamo al "ti prometto questo... ti posso fare avere questa agevolazione... questo candidato è potente...". Rita Borsellino ha voluto, nella sua Campagna elettorale, continuare la formazione di una Società Civile siciliana: una fascia di elettori attenti, informati, che abbiano a cuore l'interesse collettivo più che la piccola furbizia che paga nell'immediato, ma che ci danneggerà per il futuro. Questa campagna elettorale ha avuto un gran valore. Ma in alcuni casi la mancanza di esperienza ha penalizzato i sostenitori della Borsellino. Come nel caso della Lista "Rita-il mio impegno per la Sicilia". A parte lo sbarramento del 5%, introdotto dalla Legge elettorale Regionale (non a caso voluto dai grandi partiti, per il quale i soliti DS e Margherita non hanno protestato più di tanto), la Lista non ha avuto il sostegno sperato, anche a causa di una certa disorganizzazione. Ma sbagliando si impara. Alimentiamo la speranza! Adesso, da cittadini attenti cerchiamo di capire cosa faranno i deputati che sono saliti coi nostri voti. Tra un favore e l'altro, obblighiamoli un po' a lavorare per il bene del territorio per cui sono stati eletti. Segniamoci i loro nomi: Giovanni Ardizzone (Udc), Cateno De Luca (Mpa), Antonio D'Aquino (Forza Italia), Nino Bennati (Forza Italia), Sebastiano Sanzarello (l'Aquilone), Santi Formica (AN), Giuseppe Buzzanca (AN), Filippo Panarello (DS), Francesco Calanna (DS), Maurizio Ballistreri (Uniti per Sta a noi toglier loro la poltrona da sotto in caso di mancato servizio! Salvatore Sofialunedì, 12 giugno 06 11:39
Anomalie1. Novarese
A Novara alcuni esponenti del Centrosinistra hanno preso un bel numero di voti. Tra Elezioni politiche di aprile e Regionali del 28 maggio, un trionfo dell'Ulivo e della Margherita. In un paese che sembra blindato a destra, prospera un discreto elettorato che senza far rumore vota in controtendenza. Ma questo silenzio, questa mancanza di attività politica vera forse finiscono per danneggiare il paese. Questi dati ci fanno notare una grande anomalia: il centrosinistra prende un certo numero di voti, ma restituisce poco al territorio e ai suoi elettori. Certamente non pensiamo che i politici debbano lavorare per un paese solo se ne vedono il consenso, ma i politici del centrosinistra sono davvero lontani dai propri elettori novaresi. A destra il discorso è un po' diverso: malgrado i bottini di voti e le lotte intestine, esiste comunque una grande lontananza dei politici. Non ci aspettiamo nulla. Forse il motivo principale di questa lontananza è che mancano politici locali e attivisti che colleghino seriamente le necessità del paese a referenti "di livello superiore" che non facciano solo clientelismo. A Novara abbiamo grandi "portatori di voti", ma piccoli politici. E soprattutto, i "portatori di voti" non fanno politica e i politici non riescono a portare voti e a dialogare realmente con le necessità del paese. Ci troviamo davanti a una realtà che non combacia! Un rompicapo difficilmente risolvibile! Purtroppo se un certo modo di fare politica alle elezioni paga, non vengono considerati altri modi per il consenso e per fare politica... Quando mai si vedono politici del centrosinistra a Novara? Parliamo del centrosinistra perché è la parte politica a cui ci sentiamo più vicini. Anche se ci sarebbe tanto da dire e da criticare. Qual è la soluzione? Per il bene del paese, pensiamoci. A destra, chi deve fare la sua parte che la faccia. A sinistra la responsabilità sociale dovrebbe essere sentita come un dovere! A chi ci dobbiamo rivolgere per sollecitare i politici dell'Unione sui problemi di Novara? 2. Siciliana In una regione formalmente di destra si realizza il peggior tipo di comunismo statalista pensabile. Certo i politici sono stati ben attenti a trascurare quei settori pubblici dove loro stessi possono avere interessi privati. Sanità e trasporti sono degli esempi lampanti: la sanità pubblica cade a pezzi e intanto le convenzioni con i privati sono dieci volte di più rispetto alla Lombardia; le ferrovie in Sicilia sono ferme al dopoguerra e le compagnie di autobus degli amici ottengono vari contributi regionali. Questa forma di "comunismo statalista alla siciliana" è molto utile per creare un forte potere elettorale. Costringe al rapporto di favore molte persone legate tra loro, crea tutta una serie di intrecci e ramificazioni di potere che sembrano intoccabili: questo groviglio frena tutti i tentativi di cambiamento. Cambiare significherebbe iniziare a sciogliere i nodi che legano Spartiventu
giovedì, 25 maggio 06 15:55
LE DUE FACCE DELLA MONEtATESTA Quando manca il lavoro, quando girano pochi soldi, quando il mercato è stagnante, quando si ha una famiglia da mantenere, quando ci si accorge che la propria ditta stenta e rischia di fallire, quando il proprio figlio, bravo, capace magari, stenta a trovare un impiego per potersi fare una vita sua. Cosa si può fare? Si va dal politico di turno a vedere se può fare qualcosa, per noi, per nostro figlio. E il politico di turno, che per anni ha fatto favori di qua e di là, ma senza lavorare veramente per migliorare le cose, sotto elezioni, si dà un gran da fare. La Sicilia, piena di impiegati, di inservienti, attendenti, gente seduta che aspetta, sotto elezioni è attraversata dai "santini" che passano di mano in mano per propagandare il politico che ci ha aiutati. Nulla di male in questo! Non c'è colpa nel cercare un lavoro, nel cercare un miglioramento delle condizioni di vita. Questi politici creano posti di lavoro, poi sotto elezioni le loro facce ci invitano dai manifesti elettorali: "ricordati!". Si creano posti di lavoro: questa è una faccia della moneta: testa, quella che consegniamo ai politici. CROCE Che posti di lavoro si creano? Invece di invitare i giovani a istruirsi, perfezionare un mestiere, mettere a frutto le proprie capacità, li si "sistema". "Guarda che ti sistemo!". Sembra quasi una minaccia. E spesso si rivela tale. Chi sa fare, rinuncia a quello che sa fare, in cambio di un posto di lavoro che sembra più sicuro. Ma i politici che assecondano questa logica sono dei veri e propri terroristi. I terroristi mettono bombe, questi politici impoveriscono la società siciliana, sempre di più. I giovani, le persone che vogliono produrre, essere attivi, spesso sono costretti a emigrare, come hanno dovuto fare i nostri nonni. Ma allora cosa è cambiato? Quelli che vogliono restare nella propria terra sono spinti, sono tentati (da questi diavoli seducenti in cravatta e auto blu) ad accettare un posto di lavoro creato apposta. Intanto l'artigianato e la piccola impresa sono abbandonati. La tutela dell'ambiente è affidata a gente che per l'ambiente non ha nessuno interesse. Chi vuole fare non è aiutato a fare. E così si perdono importanti conoscenze, il tessuto sociale diventa sterile e mancano sempre di più i presupposti per una ripresa. Società, associazioni, enti, cooperative che si appoggiano alla Regione non sono portati a produrre, a migliorare la società siciliana, bensì a fare il minimo indispensabile per prendere finanziamenti e dare un impiego che però spesso restituisce ben poco alla collettività. Questa è una delle croci della società siciliana. Di chi è la colpa? Dei politici che non fanno il loro mestiere per la comunità, oppure nostra, che non glielo facciamo fare e che non vediamo i nostri diritti, ma chiediamo il favore? IL COMPROMESSO NEL COMPROMESSO: il voto disgiunto. Ma perché noi dobbiamo mettere la croce sulla scheda elettorale e poi la croce la deve portare la Sicilia? Anche perché se la Sicilia "porta la croce", un po' la porteremo anche noi. Se proprio dobbiamo per forza dare il voto a chi ci ha fatto il favore (in altri posti si chiama diritto/dovere...), se però abbiamo voglia di far cambiare la Sicilia, sappiamo che esiste la possibilità di votare il candidato che ci interessa e poi comunque votare per Rita Borsellino come Presidente della Regione. Molti diranno che avere il Consiglio Regionale di centrodestra e il Presidente di centrosinistra sarebbe un problema. Certo, ma ogni voto in più per la Borsellino è un segnale ai politici: "Vogliamo cambiare!". E forse pian piano li potremmo costringere a lavorare sul serio per noi e la nostra terra. In una Sicilia diversa non ci sarebbe bisogno di affidarsi sempre a questo o a quel protettore. Ma una Sicilia diversa parte anche dal nostro impegno. Facciamo qualcosa per questa Sicilia diversa. Iniziamo dal nostro piccolo e amato paese. Salvatore Sofia giovedì, 25 maggio 06 15:49
Dichiarazione di voto di un minchioneLa mia è la dichiarazione di voto di un minchione. Scusatemi se parlo questo linguaggio, ma visto che per le politiche ha portato bene uso un'altra volta un termine simile, che comunque non dovrebbe scandalizzare nessuno. Mi definisco così perché mi ostino a non capire come (non) funziona il sistema e perché non sono capace di sistemarmi alla mia età. Il mio voto alla Borsellino è un voto ideologico. Perché parte da un'idea che non trova un grande riscontro concreto nella realtà di tutti i giorni: una politica etica che non candida pregiudicati o indagati (metodo usato dalla Borsellino), che non fa promesse particolari a qualcheduno, che non scende a patti con nessuno. Una politica diversa da quella che abbiamo conosciuto negli ultimi anni. Io appartengo ad una generazione che mentre imparava il termine di questa parola, "politica", tanto esaltata per la sua nobiltà quanto disprezzata per la sua sporcizia, allo stesso tempo imparava da tivù e giornali il termine "Tangentopoli". Stava crollando un sistema, e non si può sostenere che ne sia venuto fuori un altro gran che migliore. Ho sempre seguito la politica con distacco, osservandone però le dinamiche dall'esterno cercando di farmene un'idea. La prima volta che votai c'erano le amministrative e seguii il consiglio di un amico. Poi mi sono emancipato e cominciai a fare di testa mia. Credo che si possa ignorare la politica per una vita, e pure disprezzarla, però quale credibilità abbiamo se poi scegliamo in momenti decisivi per la nostra vita quello che ci conviene? quello che ci può aiutare? quello che ci può risollevare?... Così, noi che ci siamo tenuti in disparte dal sistema, noi che abbiamo disprezzato i politici e la loro "nobile" arte, noi così facendo avalliamo quel sistema, è così che legittimiamo la politica a farsi espressamente i cazzi nostri e poi basta. È così che la politica rimane quello schifo che ci disgustava e che tante volte si dimostra. A quel punto non ci schifa più, perché ci siamo dentro. Capisco le esigenze, la situazione al Sud pare spesso esasperante, soprattutto nei paesini di montagna come il nostro. Nel Meridione la necessità inverte i rapporti di forza: non è il politico che ha bisogno del consenso del cittadino, è il cittadino che ha bisogno del politico. Ora io mi chiedo: quanto ci mettiamo di nostro per cambiare? in quante occasioni ci spendiamo in prima persona e mettiamo a frutto le nostre qualità prima ancora di chiedere aiuto? quante volte sfruttiamo le nostre potenzialità?... Il rapporto col politico certo non è precluso, ma più che un fine dovrebbe essere un mezzo: non deve darmi un posto di lavoro, bensì gli strumenti per crearmelo (davvero). Pensavo, riflettendo col mio amico 'u Raccuiottu, che abbiamo perso tante qualità. Pensiamo sempre a Novara perché è la nostra realtà, il termine di paragone e il centro dei nostri affetti. Abbiamo perso calzolai, sarti, fabbri, quei mestieri che erano l'anima del paese. Abbiamo perduto tanti nostri saperi. Com'era la via Duomo una volta? Me la ricordo, da piccolo era la mia linea di frontiera. Oggi ovviamente me la ritrovo diversa perché diverse sono la società e l'economia attuali. Quanti saperi abbiamo perso e quanti ne potremmo ritrovare? e quanti nuovi saperi potremmo impiegare? Artigianato. Turismo. Produzioni locali. Internet. Vecchio e nuovo potrebbero stare assieme? Siamo disposti a spenderci o ci bastano i soliti espedienti per cavarcela? È necessario tirar fuori le qualità e lavorarci su. Avere idee. Sviluppare le proprie potenzialità individuali. Non è ideologia questa, né l'uomo totale né il superuomo, è più semplicemente l'uomo. Sai elaborare le macchine? Bene, saliranno carrelli a non finire. Sai lavorare la pietra? Bene, scolpirai e mangerai. So scrivere? Forse, se Dio vuole ci riuscirò. Chi sa fare viene ripagato. Non usciamo fuori l'alibi che solo un pazzo può investire qui. Siamo noi a non saper investire su noi stessi, vuoi per comodità, vuoi per pigrizia. Mi spiace vedere che la nostra comunità si sia un po' troppo imborghesita ed agiata su certe posizioni. E mi spiace vedere certe arretratezze rimanere arretratezze. In questo senso Novara si è assai impoverita. La piccola fascia produttiva non c'è più. È andata via molta gente, solo in parte integrata da amici stranieri che fanno mestieri che pochi di noi oggi vogliono fare. Credo che la Sicilia potrà vedere un cambiamento reale solo quando la sua gente saprà affrontare i problemi diversamente, quando i politici di ogni schieramento sapranno trattare i cittadini con rispetto e non come morti di fame che hanno bisogno (non lasciamoci ingannare dai sorrisi). Per cambiare la Sicilia è necessaria la rivoluzione culturale. Non nuove dominazioni o finte ribellioni. Una rivolta di testa. Non un'astuta mossa gattopardiana, "cambiamo tutto per non cambiare niente". No, è la testa che deve cambiare... A volte mi assalgono i dubbi e penso che non ci riusciremo mai, che alcune caratteristiche sono così dentro la nostra natura da non poterci far nulla. Può darsi. Ma la natura si evolve, è in movimento, non sta ferma. Allora la rivoluzione culturale si compirà solo se riusciremo a trovare lo spirito dell'emigrante che piglia la valigia e parte all'avventura. Solo se sapremo alzarci le maniche e lavorare per realizzarci come hanno fatto tanti nostri conterranei al di fuori dell'isola. Non altrove ma qui. È un viaggio lungo, diverso, e ogni siciliano deve saperlo percorrere dentro di sé. Giuseppe Buemi giovedì, 25 maggio 06 15:45
Risate amare"... Ci permettiamo di dare un consiglio ai bisognosi di travagghiu, per smarcarsi gradualmente dal voto di scambio. Alle prossime elezioni, molto vicine, pretendete dal vostro santo politico protettore un po' di rispetto e mettete le cose in chiaro: la quantità di voti che gli darete e il numero di elezioni per cui gli resterete fedeli sarà proporzionale alle garanzie del lavoro che vi trova. Alcuni esempi: un posto a tempo indeterminato di 1200 euro mi permette di campare la famigghia? Allora, caro onorevole, si, per ogni sacrosanta elezione io, mia moglie e i miei figli maggiorenni - ma a carico - ti daremo il voto. 800 per un lavoro di 12 mesi? In questo caso, ti posso garantire il voto del nucleo familiare per una sola elezione. Da 600 in giù, ci campo a malapena io, e quindi mi pare brutto chiedere di votarti pure a mia moglie. Per non parlare del lavoretto estivo con i bambini disagiati a 400 euro per 3 mesi. Ti voto per gentilezza, ma all'altra Camera bilancio con un voto al partito più distante da te. E così via...". Tratto da un articolo di Lorenzo Misuraca sul sito internet www.girodivite.it giovedì, 25 maggio 06 15:41
Comizi e comiziSabato scorso Novara è stata visitata da parecchi comizi elettorali e incontri con politici. Alle 19 i candidati dell'Unione Giovanni Munafò e Luciana Di Geronimo, in sostegno alla candidatura di Rita Borsellino, hanno proposto la loro alternativa; alle 20:00 l'allegra invasione dei ragazzi di azione Giovani con le loro bandiere e i loro altisonanti proclami, hanno fatto da cornice al discorso di Giorgio Fleres (AN) e alla classica esibizione del professore Salvo; in un orario imprecisato l'Avvocato Calderone(Alleanza Siciliana) ha incontrato i suoi intimi sostenitori in un bar del paese (a quanto sembra dalle voci di piazza). Quante persone in un sabato pomeriggio novarese, quanto movimento! Ma il momento di maggior trepidazione si è avuto all'arrivo del candidato di Forza Italia Monea, quando si sono addirittura spalancate le porte dell'Aula Consiliare. A quel punto a noi è venuta spontanea una domanda ingenua: perché questo gran politico è stato accolto nell'aula del Consiglio comunale, in un luogo istituzionale? Forse abbiamo ancora uno scarso senso di cittadinanza, ma è da ritenersi fatto grave questa concessione della "casa dei cittadini" per una manifestazione di propaganda elettorale. Anche volendo giustificare dicendo che Monea è Presidente del Consiglio Provinciale, l'evento non è stato minimamente presentato come una visita istituzionale. E poi, tornando con la mente a qualche mese fa, al dicembre del 2005, il Sindaco Michele Truscello aveva negato al comitato delle Primarie la disponibilità dei locali del consiglio comunale per svolgere le consultazioni. "Non voglio creare il precedente... è una manifestazione di parte..." ci aveva detto. Ora dopo qualche mese l'aula consiliare è stata aperta per un evento di pura propaganda elettorale: Monea ha potuto usare un luogo istituzionale per ricordare agli elettori "quanto ha fatto" per Novara. Quanto? A molti le primarie del centrosinistra e l'arrivo di Monea non sembrano eventi paragonabili; forse abbiamo ancora una visione ottocentesca del potente che risolve i problemi; oppure una visione bassa della politica. Dovremmo chiedere conto di forzature o trattamenti di diverso tipo, soprattutto quando viene umiliata la cittadinanza attiva e la partecipazione (che la stessa Costituzione tutela. A differenza del voto di scambio). Spartiventu lunedì, 15 maggio 06 14:55
Resistenza siciliana: sessant'anni di piccoli passi.Seppure tra molte difficoltà, con un paese in apparenza diviso in due, la nuova legislatura è iniziata con l'elezione dei Presidenti di Camera e Senato in giorni simbolicamente importanti per la nostra Repubblica: tra il 25 aprile e il 1° maggio. La Festa della Liberazione e quella del Lavoro sono due pilastri del nostro ordinamento verso cui si deve tornare per rafforzare l'appartenenza nazionale e il senso dello Stato. Come ha ricordato, nel suo breve discorso d'insediamento, il nuovo Presidente della Camera Fausto Bertinotti, la nostra Costituzione ha salde radici nella resistenza contro il nazifascismo, in cui uomini e donne d'Italia hanno creato una nuova coscienza sociale dopo gli sfasci della guerra. Storicamente il Sud, e in particolare la Sicilia, non ha vissuto l'esperienza formante della Resistenza. La ricostruzione del dopoguerra ha formato i meridionali nella sofferenza, nella dignità delle umiliazioni dell'emigrazione. Ma non è nata una società civile capace di orientare e dialogare con la politica. I siciliani hanno sempre assecondato e subito i potenti di turno e questi hanno, in diversi modi, strappato il consenso per gestire i propri affari. Però la nostra Resistenza continua da sessant'anni. Da quando, il primo maggio del '47 a Portella della Ginestra il movimento sindacale siciliano ha subito il colpo più duro (dodici manifestanti uccisi), passando per tanti altri colpi inferti dalla mafia ai movimenti politici di base, passando per Peppino Impastato, di cui il 9 maggio ricorrono i 28 anni dalla morte, e da tanti altri siciliani di buona volontà uccisi per il loro impegno e per il loro lavoro. Fino a quelli che vivono il disagio e l'emarginazione dei giusti in una società violenta e menefreghista. C'è un popolo silenzioso che lavora per una Sicilia migliore. Un popolo fatto di gente con diverse culture e sensibilità: sacerdoti, studenti, lavoratori, politici (ancora pochi forse) che alla luce del sole cercano di dare il proprio contributo. Un popolo che non cerca sempre il compromesso. Un popolo che resiste. Persone che spesso non riescono a confrontarsi, che non ne hanno occasione, anche a causa della mediocrità dei giornali e delle televisioni locali. Persone che rischiano di restare isolate e di vedere i propri sforzi cancellati. La candidatura della Borsellino ha avvicinato tante persone che non avevano mai avuto contatti tra loro; tante persone di buona volontà che erano sempre rimaste isolate, ora hanno trovato una figura che li può accomunare. Ci sono idee e posizioni diverse, ma il fatto di lavorare per la crescita della Sicilia unisce e rinsalda i rapporti. La Resistenza è la radice prima della nostra Nazione e del suo ordinamento, frutto del contributo di forze politiche e sociali di diversa estrazione: cattolici, comunisti, socialisti, azionisti e tanti altri contribuirono alla nascita della Costituzione fondata proprio sui valori della Resistenza. Dal '43 al '45 il centro-nord del nostro Paese è stato il luogo della formazione di una coscienza nazionale. Tra errori, sangue versato e grande mobilitazione. Una lotta sul campo che in Sicilia non abbiamo avuto. Ci hanno liberati i soldati americani, l'ordine si è ristabilito come sempre, cambiando tutto in modo che nulla cambiasse. Per controllare la situazione è stata perfino usata la mafia, dandole così una forma di legittimazione. Altri tempi. Ora il 28 maggio ci sarà un altro passo della lunga e tormentata Resistenza siciliana: le elezioni saranno un momento importante di mobilitazione di quel popolo silenzioso che vuole far cambiare la Sicilia. Sarà il momento in cui far sentire meno soli quelli che giorno dopo giorno lavorano per il bene della società siciliana. Purtroppo la politica è fatta di divisioni, di contrapposizioni. Molti per tradizione voteranno il centrodestra e Cuffaro, molti lo faranno perché illusi dall'interesse personale, altri lo faranno perché costretti dai poteri politico-mafiosi. Certo non tutti i candidati del centrosinistra sono siciliani di buona volontà, alcuni sono vecchi politici navigati, altri forse saranno sprovveduti, ma almeno, dopo l'approvazione del codice etico delle candidature, sappiamo di non avere candidati palesemente collusi con la mafia o carichi di processi e condanne. Fortunatamente non siamo chiamati alle armi, ad andare sui monti, a vivere in clandestinità come i Partigiani. Ma non per questo la nostra Resistenza è più semplice e più indolore. Siamo chiamati al lavoro quotidiano, alla lotta nelle piccole cose, al costante impegno in un contesto sociale spesso sordo e insensibile. Voi moderati, voi che ripudiate l'estremismo, voi buoni cattolici, dialogate con i giovani dei movimenti, con gli studenti che vorrebbero un'attività politica nuova, con chi viene bollato come estremista, ma che quotidianamente lavora per una società più giusta. Formiamo un fronte comune di persone di buona volontà. Smuoviamo l'ammuffito panorama politico siciliano fatto di volponi ex DC infiltrati ovunque, di ex comunisti che sanno solo perdere e si adattano al sistema, di ex fascisti ormai senza ideali e svenduti alla grande politica o coi loro ideali ma relegati ai margini. Creiamo una nuova coscienza sociale, fatta anche da lotte e sacrifici dei tanti siciliani che hanno attuato la Resistenza in questi ultimi sessant'anni di storia. Ripartiamo da Rita Borsellino e creiamo una nuova classe politica siciliana. Tra normali divisioni, tra confronti serrati, tra proposte questo è il vero Autonomismo: rinnovare la società siciliana e il suo contributo alla nostra Repubblica; non cercare altri privilegi per i siciliani, privilegi sempre usati male. Resistiamo, un passo dopo l'altro. Portiamo a compimento anche in Sicilia i valori fondanti della nostra Patria Repubblicana. Salvatore Sofia lunedì, 15 maggio 06 14:51
Alta politicaAccorrete accorrete! Cuffaro e i suoi compari stanno cercando di creare posti di lavoro e di elargire favori con tanta buona volontà. Tutti i partiti della Cdl vogliono lasciare il proprio segno e "fare contenti" il maggior numero di cittadini, anzi di clienti, possibile. Con provvedimenti presi nella fretta dell'ultimo minuto si creano e si modificano enti e agenzie che dovranno gestire settori importanti quali i rifiuti, le acque, i trasporti. Ad esempio, l'Assessore Granata ha avuto molta fretta di convocare l'assemblea dell'AST, in cui si doveva discutere dell'assunzione di 300 precari. Tanti sono i casi di incarichi importanti creati sotto elezioni: l'Agenzia regionale che gestisce l'emergenza rifiuti sarà composta da 250 dipendenti, molti dei quali in posti di comando; un'altra Agenzia per l'erogazione dei contributi europei in agricoltura aspetta di vedere le nomine degli amministratori. E' un metodo furbo. Si concentrano sotto elezioni tutti i provvedimenti che creano un minimo di lavoro. Lo sappiamo tutti, le promesse elettorali pagano. Ma chissà per quanti provvedimenti c'è la copertura finanziaria. Magari tanti voteranno Cuffaro con l'illusione di avere un posto tramite qualche agenzia o qualche stabilizzazione di precari, e poi si ritroveranno a bocca asciutta. Come è successo nel caso dei prestiti alle famiglie indigenti promesso in dicembre dall'Assessore Stancanelli (AN), che dopo essere stati annunciati, dopo la firma dei decreti erano stati bloccati per mancanza di fondi. Scappate scappate! Mentre magari non sapete che l'R.S.A. di Novara si avvia alla chiusura per elevati costi di gestione. Ma prima di scappare, gente, un momento di pazienza! Lasciamoli un po' sulle spine... E intanto che si vada a esercitare in tutta tranquillità il proprio sacrosanto diritto al voto...
Spartiventu lunedì, 15 maggio 06 14:46
Programma d'azioneDopo tante analisi, ora è giusto presentarvi un minimo di programma, una piccolissima parte sintetizzata, dato che le pagine da leggere sarebbero molte e non vorrei scocciarvi troppo. Il tutto è nato dai Cantieri. Incontri tematici, coi sostenitori, coi curiosi... con la gente insomma. Riflessioni e individuazione delle fragilità e delle potenzialità inespresse della Sicilia. Il risultato è il programma d'azione. Lavoro. Quali soluzioni? Stabilizzare sì, ma non assorbire all'infinito. Contributi europei sì, ma per fare impresa e non i furbi... Riorganizzazione dei Centri per l'impiego nelle aree urbane e interne, per una maggiore efficacia. Incentivazione dell'impresa, soprattutto agevolando migliori condizioni di credito. Lotta al lavoro nero. Regolamentazione di forme di lavoro stagionali (agricoltura, pesca, turismo). Incentivazione alla formazione di società miste pubblico\private cui delegare la gestione di importanti servizi pubblici territoriali. Ed altro ancora. Trasporti. Necessità di stabilire infrastrutture basilari e attuarle. Riqualificazione funzionale di numerose opere esistenti sul territorio che per carenze gestionali (economiche e tecniche) costituiscono un rilevante patrimonio ma fortemente degradato (caso evidente è la viabilità secondaria provinciale). Individuazione di modelli organizzativi per determinare condizioni di recupero di efficienza, qualità ed economicità dei servizi pubblici (trasporto pubblico locale, gestione dei sistemi idrico-fognari ecc.). Frammentazione di competenze con sovrapposizioni, spesso determinate solo per dipendenza dal potere politico e intermediazioni clientelari. Le azioni mireranno a realizzare o migliorare le opere prioritarie (strade, ferrovie, autostrade, servizi idrici e fognari). Non si prevede il Ponte ma non lo si esclude, dal momento che non è il problema principale e potrebbe essere una risorsa in più solo nel caso in cui non risulti un danno maggiore. Interventi di riqualificazione delle aree urbane, effettivo decentramento di competenze agli enti locali già stabilite per legge, ecc... Territorio. Diversi i parchi e le aree protette, ma gestiti quasi solo per la tutela senza produrre reddito. Nel settore forestale, assenza di strumenti pianificatori e programmatici, distorsione nell'utilizzo del personale e degli operai stagionali, mancato ampliamento della superficie boscata con lo spreco di molte giornate lavorative su zone non più bisognose di interventi. Deficit normativo, assenza di una politica forestale e di un settore forestale privato. Espansioni urbane in modo disorganico, abbandono e aggressione sia di aree rurali sia di aree urbane degradate. Riqualificazione del Corpo forestale, estensione superficie boscata, valorizzazione aree di interesse naturalistico e promozione di attività imprenditoriali legate alla gestione. Riforma della pianificazione territoriale e urbanistica con particolare interesse per le aree degradate. Lotta all'abusivismo edilizio. Riqualificazione ambientale con bonifica di aree industrializzate e de-industrializzate, nel riequilibrio dell'assetto idrogeologico, anche attraverso un'azione di de-cementificazione e ri-naturalizzazione delle coste e dei corsi d'acqua. Politiche sociali. Grande disparità nella distribuzione della ricchezza e di conseguenza delle opportunità reali. Presenza di aree in forte degrado urbano e ambientale. Presenza di economie criminali, di economie nate da capitali illeciti, e forme di controllo sociale e culturale. Assicurare a tutte le persone un sistema integrato di interventi e servizi sociali. Promuovere pari opportunità. Prevenire, eliminare o ridurre condizioni di disabilità, bisogno e disagio individuale e familiare per inadeguatezze di reddito, difficoltà sociali e condizione di non autonomia. Questi sono solo alcuni dei problemi e degli interventi. Manca il Bilancio, che si prevede di rivedere per una maggiore leggibilità, chiarezza e previsione di lungo periodo. Manca la Sanità, da contenere il fenomeno delle convenzioni e da migliorare l'efficienza e la nomina dei dirigenti in base a criteri di merito e non a scelte politiche. Mancano gli interventi di lotta alla mafia, ma questo volutamente, perché un programma c'è ed è molto complesso come avete potuto vedere, e prevede tra i punti prioritari proprio il contrasto alla criminalità organizzata. La Borsellino non è solo un volto Antimafia. Ci sono delle idee di fondo. Giuseppe Buemi |
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